02.28.06
Comunicazione volgare / comunicazione violenta
In questi giorni si presenta l’occasione, in diversi luoghi online ed offline, di discutere dei contenuti della comunicazione. L’occasione è data dalla famigerata pubblicità di Amica Chips, quella con Rocco Siffredi per intenderci.
Per intenderci la diatriba è la solita: da una parte chi pensa che certi messaggi “sessisti” non dovrebbero essere divulgati, anche perché rendono difficoltoso rispondere a domande dei figli che chiedono spiegazione in merito ad allusioni che non capiscono (non ancora…), dall’altro chi pensa che – quasi – tutto sia permesso in pubblicità…perché daltronde la realtà non è molto diversa da quello che si vede negli spot (e anzi può anche essere molto peggio).
Stessa occasione di discutere si era avuta con la “famosa” pubblicità di Toscani per Rare, quella dei due uomini che si palpeggiavano gogliardicamente le parti intime. In questa occasione ha brillato il commento della presidente del Moige (Movimento Italiano Genitori) che invitava a non normalizzare gli atteggiamenti omosessuali.
Personalmente ho trovato questa dichiarazione agghiacciante e ottusa, per un motivo semplice: tutti gli atteggiamenti e tutte le situazioni sono “normali” in partenza (direi, allo stesso livello); la classificazione di questi atteggiamenti e situazioni è frutto di un imprinting culturale successivo (principalmente basato sul pregiudizio e sulla violenza impositiva di un pensiero dominante), che non si può pretendere esclusivo ne imposto da chiccessia. Concetti banali, e doverosi in democrazia.
In questo senso la comunicazione è sempre stata democratica, sdoganando gli atteggiamenti e combattendo le ottusità.