03.02.06
SES and money
Come da giorni si va dicendo, dal 26 al 27 aprile sbarcherà per la prima volta in Italia il SES, Search Engine Strategies, noto evento legato al mondo dell’advertising online e in particolare dei motori di ricerca. L’iniziativa è di notevole interesse per gli operatori del settore, come testimoniano i contatti e gli scambi di vedute raccontati nei report quotidiani dal SES di New York (ad opera di Marco Loguercio – 1 / 2 / 3); l’unica cosa di cui non mi capacito, e con questo vengo al punto, è che per la partecipazione all’iniziativa – il cui valore si materializza nel business networking nonché nell’evangelizzazione (particolarmente necessaria in Italia, come Mauro Lupi e co. credo possano confermare) – si richieda l’esborso di un importante cifra economica; il tutto per partecipare a conferenze dove molti dei personaggi che vi parlano durante il resto dell’anno si offrono spesso e volentieri gratuitamente.
Va bene che dallo scorso IAB Forum il tono è quello delle vacche grasse (quanto meno dicono che siano all’orizzonte, e tutto sommato son d’accordo perché è così, per chi lavora con metodo e senza cercare strade facili), però mi sembra prematuro trattare il mercato italiano allo stesso modo di quello statunitense.
Personalmente, e tocco un altro punto, condividerei di più l’impostazione di eventi interattivi, brulicanti di persone che lavorano quotidianamente sui problemi; non che al SES queste persone mancheranno, solamente il “setting” da conferenza+slide potrebbe di fatto rendere difficile trasferire tutto il valore che essi vorrebbero poter dare.
02.23.06
Sito non raggiungibile
Sono pure in anticipo…
Provare per credere.
Se non hai capito cosa significa, clicca qui.
Mi chiedo solo quanta tassazione (in percentuale) lo stato esigerà per sbloccare la situazione. Più o meno del 58,5% di tassazione sui tabacchi lavorati?

02.13.06
Inibizione all’accesso…
…alla fine sembra che la attueranno, verso i siti di scommesse online che non hanno un’autorizzazione esplicita ad operare sul territorio italiano. Nell’elenco(pdf) dei siti che da mezzanotte del 24 febbraio saranno “inibiti” compaiono, accanto a siti del tipo “casinò online” tranquillamente assimilabili – in quanto a trasparenza – a quelli che propinano dialer di soppiatto, siti web di operatori che operano in totale trasparenza con sede legale in paesi che NON sono Malta o le Falklands (ad es. vi sono molti siti basati in UK); perché fare tutta questa confusione tra operatori molto diversi in quanto a policy non è chiaro, forse non è chiaro nemmeno a chi ha redatto la lista di siti da oscurare (pardon, da inibire). Direi che tutto sommato non mi sento tutelato da chi, con la scusa di tutelarmi, limita le possibilità di scelta.
02.08.06
Ok, il prezzo è giusto
…mi scusino, è stata troppo forte la tentazione del subject
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L’Intesaconsumatori insieme al Ministero per le Politiche Agricole ha presentato il servizio “SMS Consumatori“; da oggi è possibile inviare ad un centro dati un messaggio SMS contenente il prezzo di un prodotto ortofrutticolo e ricevere in risposta il prezzo medio relativo ad ogni macro area geografica (nord, centro, sud).
Dopo aver pensato, per qualche centesimo di secondo, che finalmente (e stranamente) un’autorità statale si era dimostrata attenta e attiva rispetto novità, presentando un servizio paragonabile ad uno di “shopping comparison”, sono prontamente giunto alla conflusione che un servizio del genere non serve a niente; al consumatore non interessa il prezzo medio in astratto (che in quanto tale è il risultato di un calcolo fatto su diversi valori, senza tuttavia rappresentare nessuno di questi) ma dove e quando si può comprare a meno, oppure comprare più qualità allo stesso prezzo.
La cosa più interessante è pero il seguito: se il consumatore trova un prezzo superiore alla media, può procedere alla segnalazione, sempre via SMS, del punto vendita “colpevole” di aver praticato quel prezzo, facendo scattare addirittura controlli fiscali da parte della Guardia di Finanza. A parte che non capisco il legame tra prezzo “alto” ed evasione fiscale (il tutto suona come un meccanismo occulto per calmierare i prezzi con una forma di intimidazione nemmeno tanto velata verso i commercianti), l’unico “beneficio” per il consumatore è quello di poter farsi giustizia da se (come un’altra legge, ben più grave, approvata di recente) denuciando seduta stante al negoziante/commesso che il tal prezzo medio di mercato, certificato non si sa bene da chi, è migliore del suo (pare che la rilevazione sia effettuata quotidianamente da 44 rilevatori su 1700 punti vendita, ovvero ogni rilevatore copre circa 38 tra supermercati, dettaglianti e mercati rionali, non si capisce bene se quotidianamente o no!!!).
Vagli tu poi a spiegare, al giustiziere di turno, che la media è il risultato di prezzi alti e prezzi bassi; è evidente che la tecnologia, così usata, non è sufficiente a rendere intelligenti, o ricchi di valore aggiunto, dei servizi che non lo sono/non ne hanno...ne tantomeno serve a rendere più furbi i consumatori o aumentarne il potere contrattuale.

01.26.06
Disney compra Pixar
…ma, se escludiamo gli aspetti finanziari, è come se Pixar avesse comprato Disney.
Mi sembra piuttosto evidente che Disney non sarebbe nulla oggi senza l’apporto della “creatura” specializzata in animazione digitale fondata da Steve Jobs; è altrettanto evidente che Disney da sola non aveva più al suo interno alcuna competenza utile a sviluppare un prodotto al passo coi tempi.
Disney non ha scelto di comprare Pixar, è stata sostanzialmente obbligata a farlo; d’accordo poi, questo succede spesso (che le aziende acquisiscano altre aziende per acquisirne il know-how), ma è più singolare quando uno storico colosso dell’industria culturale deve acquistare ciò che costituisce il suo core business (la creazione di storie animate) dall’esterno.
